Pro Vita e Famiglia, vi spiego la coerenza delle mie scelte
Cari amici di Pro Vita e Famiglia,
Vi ringrazio per l’attenzione che mi avete dedicato e provo a spiegarvi perché, in scienza e coscienza, non ritengo di aver tradito, con le mie prese di posizione, il Manifesto per la Vita che firmai due anni fa alla vigilia delle Elezioni europee. Sono inoltre pronta a ribadire e sottoscrivere parola per parola quanto affermato nell’intervista che avevo rilasciato a Pro Vita e Famiglia, come dimostrano le battaglie che ho portato avanti in questi anni, ma credo che la coerenza oggi si dimostri affrontando la realtà con il coraggio del pragmatismo, uscendo dalle astrazioni e rispondendo ai problemi concreti delle persone.
La crioconservazione degli ovociti, in sé, non è il “mercato dei gameti” richiamato nel Manifesto. Anzi, in un tempo segnato da un drammatico inverno demografico, è proprio l’idea di favorire l’accesso al social freezing anche a quelle fasce di popolazione con un reddito medio-basso che potrebbe arginare quel “mercato dei gameti” che giustamente contrastate. Permettere a una donna di preservare la propria fertilità, quando ostacoli lavorativi o biologici ne ritardano la maternità, significa a mio avviso fare una vera politica a favore della vita e della famiglia, offrendo opportunità che già oggi sono disponibili solo a chi se le può permettere. La semplice scelta di congelare i propri ovociti non comporta peraltro alcuna compravendita. Allo stesso modo, un ovocita congelato non è un embrione, così come la Procreazione Medicalmente Assistita, a cui sono favorevole alle condizioni previste dalla legge, non è la Gestazione per Altri che il Manifesto esplicitamente avversa.
Per quanto riguarda invece il mio sostegno alla nuova legge varata dalla Regione Veneto sul fine vita, posso comprendere la vostra contrarietà ad ogni pratica di suicidio medicalmente assistito, ma qui credo che occorra fare un passo avanti nel ragionamento pubblico: non si tratta di un tema esclusivamente di carattere etico, ma di una questione politica e giuridica che è giusto affrontare con responsabilità. La legge veneta non istituisce un nuovo diritto, ma disciplina le procedure relative ai casi già riconosciuti e circoscritti dalla sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale.
È infatti ora di squarciare il velo di ipocrisia che da anni delega consapevolmente nelle mani dei Giudici ogni decisione su un tema così delicato, aprendo un dibattito serio che porti a definire finalmente una normativa nazionale che colmi un vuoto legislativo francamente inaccettabile e anacronistico. Auspico che il Parlamento sappia seguire l’esempio del Veneto e affrontare questa urgenza con buon senso e rispetto per la dignità umana.
Resto aperta ad un confronto franco sul tema, sperando che possa mantenersi nei binari di “un vivace e civile dialogo comune”, per dirla con le parole di Papa Giovanni Paolo II, e non della gogna mediatica e social o di una critica dogmatica unilaterale.
Con immutata stima,
Isabella Tovaglieri